Addio Comunicato Stampa...aziende e giornalisti verso relazioni one-to-one

Il giornalista rappresenta uno dei target preferiti dai comunicatori di impresa e dai public relator. All'interno di un'azienda, la promozione di un evento o di un prodotto/servizio passa inevitabilmente per il contatto con quotidiani, riviste e professionisti dell'informazione.
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Contatto che per anni - quelli precedenti al Web 2.0 - si sono basati sul caro vecchio comunicato stampa. Tuttavia, nell'era del social networking e dei media conversazionali, le aziende e i comunicatori corporate hanno a disposizione rinnovati e più potenti strumenti per contattare i giornalisti, per attivare un vero e proprio dialogo, concreto ed efficace per i propri obiettivi.
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Blog e social network rappresentano le piattaforme attraverso le quali le aziende e i comunicatori sono in grado di attivare e coltivare vere e proprie reti di relazioni e conversazioni con i professionisti del giornalismo.
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In questo contesto, il comunicato stampa perde sempre più efficacia (al pari delle classiche e-mail), al cospetto di strumenti che sono in grado di sviluppare relazioni di tipo one-to-one tra azienda e giornalista; relazioni più adeguate ad un mondo sempre più interconnesso e conversazionale.
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Sul tema è intervenuto Alessandro Gilioli - giornalista de L'Espresso, nonché uno dei più apprezzati blogger (questo è il suo blog) - che il 30 novembre ha tenuto una lezione - a dir poco interessante - nell'ambito del corso di Tecnologie della comunciazione applicate all'impresa (per il quale collaboro) dell'Università La Sapienza di Roma (Facolta di Scienze della comunicazione, laurea specialistica).
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La comunicazione on line dei Parlamentari made in Italy

Nell’era delle tecnologie digitali e del Web 2.0, tra Siti Internet, Blog e Social Network, il 60% dei nostri Parlamentari è attivo in rete con almeno uno strumento di comunicazione, mentre ben il 40% dei Deputati e Senatori attualmente in carica è ancora lontano da qualsiasi forma di presenza on the Web.
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Questo in sintesi uno dei dati emersi da una prima “fotografia” fornita dalla ricerca “Comunicazione on line dei Parlamentari della XVI Legislatura” alla quale sto lavorando da qualche mese, con il coordinamento di Stefano Epifani, Prof. di Tecnologie informatiche digitali dell'Università La Sapienza di Roma.
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Lo studio fa parte di un progetto di ricerca a più ampio respiro che si propone di studiare “al microscopio” le forme, le modalità e gli strumenti di comunicazione on line adottati dai nostri politici, attraverso più livelli di indagine.
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I risultati della ricerca sono stati presentati alla stampa lo scorso 11 Maggio, a valle di una indagine quantitativa condotta nel mese di Marzo 2009. L’indagine sarà approfondita nei prossimi mesi con un’analisi di dettaglio - che rileverà le modalità di comportamento in rete dei singoli Deputati e Senatori - e un’analisi qualitativa che traccerà un quadro complessivo della comunicazione politica on line in Italia, attraverso interviste e focus group ad esperti e politici.
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Nei prossimi post vi presenterò i primi risultati. Intanto questo è il link dell'articolo pubblicato su Affari e Finanza con i primi dati della fase quantitativa (dal blog di Stefano Epifani).

Il Festival del Giornalismo ha il suo Social Network

Dal 1° al 5 Aprile 2009 si è tenuto a Perugia il consueto Festival del Giornalismo..."bella esperienza, ricca di elementi positivi e molto formativa", così come definita da alcuni tra gli aspiranti giornalisti che vi hanno partecipato.
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Tanto bella ricca e formativa da spingere i ragazzi del Festival alla realizzazione di un vero e proprio social network per gli aspiranti giornalisti, italiani e internazionali. Per ora, soltanto un manifesto scritto a più mani, un indirizzo Web ancora criptico e un nome "migliorabile": Volunteers of International Journalism. Ma l'obiettivo è quello di creare qualcosa di interessante...ecco un frammento tratto dal manifesto scritto a più mani:
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"La cosa che ci è sembrata più urgente, data la provenienza geografia eterogenea di ognuno di noi, è stata quella di costruire un social network del giornalismo (in fase di lavorazione), che ci permetterà non solo di non disperdere i contatti, ma di acquisirne degli altri. Provvisoriamente il sito è stato depositato su www.univercity.it/volunteers ma, se tutto questo avrà un seguito, bisognerà trovare un nome e una apposita collocazione nel Web. Avete suggerimenti in proposito?"

...ricominciamo...

Caro Blog ReMediAtion, dopo una lunghissima pausa ho intenzione di ricominciare a scrivere...la tesi di laurea di luglio, un periodo di meritata vacanza (appena un paio di settimane) e poi la mia nuova esperienze di lavoro...ora si ricomincia.
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La spinta decisiva è arrivata dal BlogLab, giunto al termine della sua seconda edizione. Il mio Blog ReMediAtion è arrivato tra i primi dieci (non per l'esattezza), mostrandomi che probabilmente qualcosa di buono è stato in grado di proporlo (almeno spero).
Senza andare per le lunghe, caro Blog ReMediAtion a breve avrai un nuovo post e...un paio di lettori più o meno curiosi o interessati...ma non montarti la testa...saranno soltanto un paio...almeno per ora!

Master in Giornalismo partecipativo

Qualcosa si muove. L'università italiana, sulla scia di quella americana, sta provando ad aprire le proprie frontiere formative al giornalismo partecipativo e 2.0.
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Pionieristica è l'iniziativa dell'Università di Macerata, che ad inizio luglio ha annunciato sul suo sito di aver avviato un interessante Master in Giornalismo partecipativo. Il percorso didattico è stato organizzato in collaborazione con il Corecom e le Province di Macerata e Ascoli, con l'obiettivo di "ampliare e aggiornare le professionalità di chi lavora o aspira a lavorare nel mondo della comunicazione diffusa". Ai fini della presentazione del corso, il prossimo 10 luglio il direttore del Master, il prof. Gennaro Carotenuto, interverrà a Radio Campus, il canale di Radio Rai 1 dedicato al mondo accademico.
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Un primo tentativo, dunque, di allargare l'offerta formativa in giornalismo, anche se per ora esclusivamente ancorato ad un Master di secondo livello.

Banda larga a rilento

Lo scorso 25 giugno è stato pubblicato il rapporto dell'"Osservatorio Banda Larga".
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Il responso? Soltanto una famiglia su tre ha una connessione Internet a banda larga in casa. Si tratta di 8,7 milioni di famiglie, appena il 37% del totale. Come dire: Italia ancora in palese ritardo rispetto alla media europea. Ma non solo: la relazione ha rilevato che ben 11 milioni di famiglie non possiedono neanche il personal computer. A sorridere è soltanto la rete mobile, con una crescita di surfer che integrano la connessione tradizionale attraverso device mobili, come smartphone o connect card.
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Per maggiori approfondimenti sul recente (e impietoso) rapporto - dal titolo "Famiglie Italiane e Banda Larga: nuovi servizi e traiettorie di sviluppo per il mercato consumer" - vi segnalo il link del comunincato stampa dell'Osservatorio.

Giornali open source made in Italy?

E a proposito del social network creato dal NYTimes.com (vedi link del post), qual'è la posizione di giornali e giornalisti on line italiani al cospetto delle applicazioni Web 2.0 e delle sue logiche di democratizzazione? Quanti paper digitali nostrani consentono agli utenti di intervenire attivamente e interattivamente, ad esempio attraverso la possibilità di attivare spazi blog, come accade con l'edizione elettronica del giornale newyorkese?
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Mentre dall’altra parte dell’Atlantico acquisizioni e alleanze strategico-commerciali tra aziende editoriali, social media e blog network sono all'ordine del giorno, i giornali digitali nostrani tentano di concretizzare soltanto timidamente quel concetto di open source journal che avvicina chi lavora al giornale, chi lo legge e lo commenta. In particolare, nella Rete made in Italy, tra prudenza, scetticismo e resistenze culturali, tra le poche iniziative c'è quella del network Repubblica-Kataweb che qualche anno fa ha concluso un’intesa con l’azienda americana “Six Apart Europe” per offrire weblog gratuiti ai propri lettori-utenti. Si è ben presto adeguata all’inversione di tendenza anche LaStampa.it, che ha stretto un accordo con la stessa Six Apart per proporre ai suoi lettori la possibilità di realizzare un blog sulla piattaforma TypePad. Si segnala inoltre la recente e interessante iniziativa de “La Gazzetta dello sport” che consente ai suoi utenti di registrarsi al sito della sua edizione telematica e diventare membro di un’autentica community - GazzaSpace, l’unica in Italia in un contesto editoriale a livello nazionale - per segnalare, scambiarsi e condividere contenuti testo-audio-video, oltre alla possibilità di aprire uno spazio personale quanto mai multimediale a metà strada tra un blog e una sorta di pagina in stile MySpace.
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Ecco dunque i passi del giornalismo mainstream nostrano verso un rinnovato modello informativo professionale ibridato alle logiche del Web 2.0. Tuttavia, nell’ottica di un confronto con il panorama americano, in Italia la situazione si presta a considerazioni sempre meno ottimiste ed entusiastiche, dal momento che a parte le iniziative de “la Repubblica”, “La Stampa” e qualcun altro lo User Generated Content delle testate editoriali on line sembra essere scarsamente implementato. Se i giornali digitali assumono le sembianze di autentici portali sempre più aperti al ventaglio di potenzialità offerto dalla multimedialità, dall’ipertestualità e talvolta dalle logiche di personalizzazione dell’informazione in Rete, tuttavia dal punto di vista dell’interattività e delle applicazioni 2.0 le autostrade telematiche italiane offrono ben poco. In ogni caso gli stessi servizi attivati da Repubblica.it e LaStampa.it, ad esempio, non rappresentano autentiche aperture al fenomeno del citizen journalism, né tantomeno tentativi di definire un contesto realmente interattivo e collaborativo tra giornalisti, giornale e lettori, in cui le redazioni si aprono ai commenti e ai contributi forniti dagli utenti.
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A testimonianza di una situazione endemica dal punto di vista di giornali concretamente open source, va segnalata la diffidenza e la conseguente chiusura nei confronti della blogosfera e del citizen journalism del giornale che vanta la massima tiratura di copie in Italia; si tratta del “Corriere della Sera” che soltanto nel 2007 ha avviato sull’edizione digitale il primo blog redazionale e che attualmente tra i grandi quotidiani è l’unico a non proporre ai suoi lettori telematici un servizio di blogging interno al portale, né tantomeno aree dedicate ai surfer per l’invio o la segnalazione di spunti, commenti o materiale multimediale.
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Si tratta di posizioni chiare ed emblematiche che esprimono in maniera palese e incondizionata la diffidenza ancora radicata nei confronti dell’open source di alcuni protagonisti del giornalismo made in Italy - se non addirittura una sorta di percezione di inutilità della partecipazione dei lettori al processo editoriale - che molto probabilmente sconta sia una considerazione del Web ancora ingenua e basata sulla similarità dei meccanismi comunicativi e informativi della Rete con quelli dei mainstream media, sia l’incapacità di tracciare l’utenza on line come autentico network attivo e interattivo grazie al Web 2.0 e non più come semplice audience. Tutto questo mentre nella Rete americana il New York Times Digital ha avviato il suo social network.