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Internet Diritto Costituzionale. Articolo 21-bis(?)

L'idea è stata lanciata da Wired Italia. Dopo l'insuccesso de "Internet Premio Nobel per la Pace" (vi propongo questo articolo di Ninja Marketing), la rivista diretta da Riccardo Luna ci riprova. Stavolta meno provocatoria - e meno "marchettara" (ovvero meno legata al marketing) è la proposta lanciata dalla "Bibbia di Internet" made in Italy.
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Inserire Internet e il Web tra i Diritti Costituzionali dei cittadini italiani. Ecco il testo dell'Articolo 21-bis, presentato in Senato con apposito disegno di legge costituzionale:

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.


Partita in sordina on the Web, l'iniziativa targata Wired è stata portata avanti grazie all'impegno di uno dei giuristi italiani più apprezzati, Stefano Rodotà. Nelle scorse settimane gli utenti sono stati chiamati a firmare on line la petizione del giurista italiano; poco meno di 2.000 i firmatari (cliccate qui per firmare).
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In occasione dell'Internet Governance Forum 2010, tenutosi a Roma il 29 novembre, Stefano Rodotà ha presentato la sua proposta di modificare il testo costituzionale - l'articolo 21 - in sintonia con una recente raccomandazione del Parlamento Europeo: rafforzare la libertà su Internet, in quanto "strumento indispensabile per promuovere iniziative democratiche". E la proposta - ormai disegno di legge a tutti gli effetti - è arrivata in Senato. 16 i Parlamentari di Palazzo Madama che l'hanno già firmata: il primo è stato Roberto di Giovan Paolo del PdL, seguito tra gli altri da Ignazio Marino e Silvio Sircana.
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Iniziativa apprezzabile e degna di nota, che magari verrà anche portata a termine. Tuttavia, più di qualche perplessità è d'obbligo. 
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1. La recente ricerca della Said Business School dell'Università di Oxford ha sentenziato come l'Italia sia ancora indietro sulla qualità della banda larga. Tra i paesi definiti come "Broadband Leadership" l'Italia è ben 26esima. Ci precedono perfino Romania e Grecia. E la banda larga è la prospettiva per fare di Internet un Diritto Costituzionale. 
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2. Ma l'Italia non ha tagliato i fondi per la banda larga, appena qualche mese fa, da 800 a 100 milioni di euro?
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3. Siamo sicuri che dopo la vicenda WikiLeaks (per chi ancora non la conoscesse segnalo questo articolo) i nostri Parlamentari siano sensibili a Internet come Diritto Costituzionale?
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4. Ma in Italia più di qualcuno - tra quelli che contano - non ha caldeggiato l'adozione della Legge Hadopi francese anche in Italia (ecco in breve di cosa si tratta)? Tanto per citarne uno il Ministro della Cultura Sandro Bondi
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Staremo a vedere...